La Direttiva Red III, o Direttiva Energie Rinnovabili, (RED III, 2023/2413) è stata recepita in Italia con il D.Lgs. n. 5/2026, in vigore dal 4 febbraio 2026
La Direttiva Red III o Direttiva Energie Rinnovabili (RED III, 2023/2413) fa parte del pacchetto UE Fit for 55. Tale Direttiva impone che il 42,5% dei consumi lordi finali di energia siano coperti da energia da fonti rinnovabili (FER) entro il 2030.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio 2026 del Decreto Legislativo 5/2026, l’Italia ha recepito la direttiva RED III. Il provvedimento, che entrerà ufficialmente in vigore il 4 febbraio 2026, va ad aggiornare e ridefinire gli obiettivi relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, con novità che andranno a coinvolgere anche il settore edile.
Direttiva Red III: cosa cambia per l’Italia
Con il recepimento della Direttiva Energie Rinnovabili, tecnicamente Direttiva Red III, viene innalzata in Italia la quota di consumi finali lordi di energia che dovranno essere coperti da fonti di energia rinnovabile (FER), Tale quota dovrà raggiungere la percentuale del 39,4% entro il 2030, mentre, prima del recepimento della Direttiva, la quota richiesta era del 32%. Un target che prevede importanti novità su più settori: dai trasporti (obiettivo 29% di FER entro il 2030) a biomasse e carburanti, passando per industria e mobilità elettrica.
Direttiva Red III: le novità per il settore italiano delle costruzioni
La Direttiva Energie Rinnovabili avrà un forte impatto sul settore delle costruzioni italiano, uno degli ambiti destinati a dare un contributo significativo al raggiungimento del traguardo fissato dal D.Lgs. 5/2026. Per questo settore “l’obiettivo nazionale indicativo relativo alla quota di energia rinnovabile prodotta negli edifici o nelle loro vicinanze, tenendo conto anche dell’energia rinnovabile proveniente da rete, è pari ad almeno il 40,1 per cento nell’anno 2030”[1].
Per il raggiungimento di tale traguardo, vengono quindi introdotti una serie di obblighi, tanto sulle nuove costruzioni quanto, ed è questa la novità più rilevante, sugli edifici oggetto di ristrutturazioni importanti.
Impatto della Direttiva Red III sulle nuove costruzioni
Con il recepimento della Direttiva Red III in Italia, viene confermato quanto già previsto per gli edifici di nuova costruzione, per demolizioni e successive ricostruzioni o per importanti interventi di ampliamento. In questi casi, dovranno essere progettati e realizzati in modo da garantire con un impianto termico alimentato da fonti rinnovabili:
- la copertura del 60% dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria e
- la copertura del 60% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, la climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva[2].
Impatto della Direttiva Red III sulle ristrutturazioni importanti di primo livello
Le ristrutturazioni importanti di primo livello sono quegli interventi che coinvolgono oltre il 50% dell’involucro edilizio e una ristrutturazione dell’impianto termico. In questi casi deve essere garantita:
- la copertura del 40% dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria
- la copertura del 40% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, la climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva[3].
Impatto della Direttiva Red III sulle ristrutturazioni importanti di secondo livello
Le ristrutturazioni importanti di secondo livello sono quegli interventi che interessano oltre il 25% dell’involucro edilizio. In questi casi è richiesta la copertura con FER del 15% della somma dei consumi previsti per climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva.
Questa stessa copertura è richiesta per quegli edifici oggetto di ristrutturazioni al solo impianto termico.
Per tutti le tipologie di intervento citate su edifici pubblici la copertura di rinnovabili viene maggiorata con un’ulteriore 5%.
Le novità introdotte dal recepimento della Direttiva Red III impongono quindi l’integrazione dei sistemi FER nei progetti di riqualificazione.
Direttiva Red III: cosa succede se non si rispetta l’obbligo di integrazione di energie da fonti rinnovabili negli interventi di riqualificazione degli edifici?
Il Decreto Legislativo n. 5/2026 prevede deroghe all’obbligo di impiego di energia rinnovabile (FER) negli edifici nei casi specifici di impossibilità tecnica documentata, non convenienza economica, vincoli storici/paesaggistici o allaccio a reti di teleriscaldamento efficiente.
In tutti gli altri casi, non integrare le fonti rinnovabili nel progetto comporta automaticamente il mancato rilascio dell’autorizzazione edilizia.
L’impatto della Direttiva Red III secondo Cortexa: intervenire sull’efficienza energetica dell’involucro diventa più oneroso
Cortexa ha sempre sostenuto la necessità di effettuare interventi integrati, il cui primo passaggio è però sempre l’efficientamento energetico dell’involucro, perché non c’è una fonte di energia più sostenibile di quella risparmiata. Con il recepimento in Italia della Direttiva Red III, anche per ristrutturazioni importanti di secondo livello che prevedono l’efficientamento energetico dell’involucro, viene imposto che una quota rilevante dei consumi sia coperta da energie da fonti rinnovabili, imponendo importanti investimenti sull’impianto, non accessibili a tutte le famiglie italiane.
I numeri del nostro patrimonio immobiliare indicano chiaramente qual è la priorità: gli edifici italiani rappresentano oltre il 40% dei consumi energetici del Paese, di cui il 69% per riscaldamento e raffrescamento. Dobbiamo urgentemente fare sì che l’involucro dei nostri edifici smetta di sprecare energia, questo problema non è risolvibile limitandosi a cambiare fonte di approvvigionamento.
Subordinare l’isolamento termico dell’involucro all’adeguamento degli impianti, e non fare il contrario come sarebbe logico, appare come “mettere il carro davanti ai buoi”, e dimenticare che l’energia più sostenibile è quella che non viene sprecata e consumata.
Purtroppo passa il messaggio che sia sempre prioritario intervenire sugli impianti rispetto a ridurre i consumi.
“In questa fase di transizione verso un’edilizia più efficiente e sostenibile, è fondamentale garantire interventi di riqualificazione che siano realmente efficaci e duraturi nel tempo. È un impegno che Cortexa ha assunto fin dalla sua costituzione, nel 2007, e che negli anni abbiamo costantemente portato avanti, investendo in modo continuativo in attività di formazione e informazione per qualificare tutti gli attori coinvolti e orientare le scelte verso i Sistemi a Cappotto forniti come kit da un unico produttore, dotati di ETA e marcatura CE, quindi in grado di offrire le migliori performance dei componenti in combinazione tra loro. In questa direzione, abbiamo anche fortemente sostenuto e contribuito allo sviluppo delle norme UNI TR 11715 e UNI 11716, dedicate alla corretta progettazione e posa dei Sistemi e alla certificazione delle competenze del posatore di Sistemi a Cappotto. Come Cortexa, siamo a favore degli interventi di riqualificazione integrati, ma non di quelli che non agiscono in prima battuta sull’eliminazione degli sprechi”. spiega Stefano Deri, Presidente di Cortexa. “Continuiamo a sostenere e a chiedere con forza alle istituzioni un programma di riqualificazione del patrimonio edilizio che tenga conto del principio EEF (Energy Efficiency First) che guida le scelte a livello europeo: prima eliminare gli sprechi, poi investire in nuovi impianti”.
[1] Decreto Legislativo 5/2026, Art. 3
[2] Vd: Decreto Legislativo 199/2021, All. III
[3] Vd: Decreto Legislativo 199/2021, All. III